Prove Invalsi: la pandemia e la Dad hanno fatto danni enormi

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L’Invalsi ha scoperto quello che si sapeva da mesi: la pandemia e la Dad hanno fatto danni enormi sull’apprendimento dei ragazzi, soprattutto alle superiori. Alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano, il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori il dato sale rispettivamente al 44% e al 51% con un + 9%.

In molte regioni del Sud oltre la metà degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in Italiano: Campania e Calabria 64%, Puglia 59%, Sicilia 57%, Sardegna 53%, Abruzzo 50%. In Campania il 73% degli studenti è sotto il livello minimo di competenza in matematica, in Sicilia 70%, 69% Puglia.

Secondo il sindacato Anief, quanto espresso oggi dal Rapporto Invalsi 2021 era altamente prevedibile. Con l’aggravante che ora i livelli di competenze dell’Italia faranno registrare un ulteriore calo nella classifica internazionale sugli apprendimenti degli studenti dell’area Ocse.

“L’istituto nazionale di valutazione – dice il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – ha rilevato quello che tutti si aspettavano. La riduzione delle conoscenze da parte degli alunni era inevitabile, perché la didattica a distanza e integrata non ha la stessa efficacia di quella in presenza. Noi ci siamo sempre espressi per la non esecuzione dei test nel 2021, invece si è preferito andare avanti e rilevare l’ovvio. A questo punto, però, è bene che il Governo e il ministero dell’Istruzione si prendano le loro responsabilità: non è di certo con i recuperi che i collegi dei docenti fisseranno a inizio settembre che si possono recuperare due anni di scuola compromessa. Servono cambiamenti importanti e strutturali, andando a investire su infrastrutture scolastiche, sul personale e sul tempo scuola: la politica dei tagli e della spending review è stato un boomerang, reso ancora più violento dalla pandemia, che ora paghiamo a caro prezzo. L’ora delle rilevazioni e dalla dad è finita, passiamo ai fatti”, conclude il sindacalista autonomo.

Il Covid ha prodotto un calo di apprendimenti da parte degli studenti: la regressione sarebbe generalizzata in tutto il Paese e solo la Provincia autonoma di Trento rimane sopra alla media delle rilevazioni del 2018 e del 2019 la quota di studenti sotto il livello minimo, riassume l’Ansa, cresce di più tra gli studenti socialmente svantaggiati e presumibilmente anche tra quelli immigrati.

Sono il 9,5%, ovvero oltre 40 mila i giovani di 18-19 anni, coloro escono da scuole senza competenze, impreparati: “sono la metà della città di Ferrara – ha fatto notare Roberto Ricci, responsabile nazionale delle prove Invalsi – un terzo di Modena. Le statistiche dicono che anche gli studenti che sono andati incontro ad una bocciatura, continuano ad avere esiti sensibilmente più bassi di chi non è stato bocciato: “pertanto, la bocciatura non è la soluzione. La sfida credo sia cercare risposte alternative: usare questi dati – ha concluso il ricercatore – può aiutare a prendere decisioni da calare nella realtà”.

Le decisioni, replica il sindacato Anief, sono quelle indicate da tempo: ridurre il numero di alunni per classe; incrementare gli spazi, le sedi scolastiche e gli organici, anche del personale non docente; migliorare l’orientamento tra un ciclo scolastico e l’altro, in particolare nel passaggio medie-superiori; puntare su un Pcto di qualità, senza imporre un numero di ore eccessivo; mettere a disposizione degli studenti degli strumenti di collegamento con il mondo esterno alla scuola, a partire da quello del lavoro.

Infine, ma non per ultimo, migliorare le competenze ed in generale la didattica non può prescindere più dalla presenza in cattedra del personale di ruolo: non possiamo permetterci di iniziare l’anno scolastico, a settembre, con un docente e Ata su quattro precario.

Fonte: comunicato stampa Anief

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