Per la riapertura della scuola occorrono “le salivette”: cosa sono e come funzionano

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I tamponi rapidi per diagnosticare l’infezione da virus SarsCoV2 a scuola sono disponibili da tempo e si tratta di test di tipo molecolare, che analizzano il materiale biologico prelevato con un tampone; non sono invece disponibili i test basati sull’analisi della saliva poiche’ non sono ancora in grado di dare risultati attendibili in tempi rapidi. Una sperimentazione sui test salivari in Italia e’ stata fatta dall’Istituto Spallanzani di Roma in ottobre e, per quanto riguarda quelli rapidi, e’ emerso che “non sono sufficientemente performanti poiche’ hanno una sensibilita’ inferiore al 20%”.

Salivette a scuola

In sostanza, secondo lo Spallanzani, “i tamponi salivari fatti sul posto si sono rivelati poco affidabili e devono poi essere confermati in laboratorio con il test molecolare, annullando cosi’ l’effetto di una risposta immediata. Quello che e’ certo, osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Universita’ di Milano Bicocca , e’ che “ad oggi non esiste un test rapido in grado di utilizzare la saliva”. In generale, prosegue l’esperto, la saliva e’ un campione biologico molto idoneo alla ricerca del virus perche’ non risente della variabilita’ del campionamento: si raccoglie mediante autocampionamento con spugnette chiamate salivette che si masticano e si raccolgono in un recipiente evitando il fastidioso prelievo e anche il rischio di contagio dell’operatore“.

Al momento, pero’, osserva, “non esiste nessun kit rapido che funzioni bene sulla saliva, mentre la saliva va benissimo per il test molecolare e antigenico in chemioluminescenza fatto in laboratorio. Non va bene invece- conclude il virologo – per i test rapidi in loco perche’ ha un problema di viscosita’, e’ una matrice biologica che andrebbe chiarificata con opportuna strumentazione trasportabile”. Diverso il discorso dei tamponi rapidi: “una circolare del Comitato Tecnico Scientifico del 29 settembre scorso prevedeva gia’ la possibilita’ di farli nelle scuole” e “senza dubbio – prosegue il virologo- lo screening con un monitoraggio settimanale permetterebbe di tenere le scuole aperte con tranquillita'”.

Secondo l’esperto “il tampone rapido e’ utile quando si tratta di fare un monitoraggio continuo e servirebbe a identificare i bambini che hanno un’infezione attiva, con un’alta carica virale”. I test attualmente disponibili per un programma simile sono gli antigenici rapidi. “Ne esistono di prima, seconda e terza generazione: il Comitato Tecnico Scientifico potra’ decidere quali adottare sulla base di tutti i parametri disponibili”.

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