Oltre 6 milioni di studenti in Dad, genitori sul piede di guerra: “Governo incapace”

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Secondo le proiezioni, da lunedì 8 marzo oltre sei milioni di studenti potrebbero seguire le lezioni da casa (Dad) se i governatori decidessero la sospensione delle attività in presenza dove i contagi crescono oltre i 250 casi settimanali ogni 100mila abitanti. È una delle conseguenze del nuovo Dpcm in vigore dal prossimo 6 marzo, che prevede scuole chiuse nelle zone rosse e la possibilità per i presidenti di Regione di chiuderle anche in quelle arancioni e gialle.

Le famiglie sul piede di guerra sono sempre più numerose. Da oggi fino al 26 marzo il movimento Priorità alla Scuola dà il via a una mobilitazione generale, che prenderà forme diverse in tutto il Paese, per il ritiro del provvedimento. Presìdi, striscioni, lezioni e webinar. Tutto per ribadire che il decreto “Mette a repentaglio la salute psicofisica dei nostri figli”, tuona la promotrice del movimento, Costanza Margiotta, parlando con LaPresse. E mentre il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, invita a ‘farsene una ragione’, accogliendo “scelte dolorose” quando necessarie, i genitori non ci stanno più. “Giannelli accetta completamente le scelte del governo, d’altra parte non è lui a perderci, ma i nostri ragazzi”, dice Margiotta. La posizione è quella di tutti i no-Dad: “Non si possono chiudere sempre e solo le scuole. Prima si chiuda tutto il resto e se ancora non funziona per ultime si serrino le scuole. Non si utilizzano le aule a compensazione di contagi che avvengono altrove e ovunque”. La soluzione è quella di “sbrigarsi a vaccinare il personale. Dopo non avranno altre scuse, la situazione non è più accettabile”.

C’è una petizione del movimento che ha già raccolto oltre 20mila firme: “Abbiamo scritto una lettera al ministro Patrizio Bianchi, tempestandolo di email. Si era riempito la bocca di scuola e non si è opposto minimamente alla chiusura degli istituti di ogni ordine e grado”, lamenta. Il giudizio sul nuovo governo, al momento è pessimo: “Non solo non c’è stato un cambio rotta, ma sono state fatte scelte ancora più gravi del precedente”.

Per Margiotta, il prezzo più alto della pandemia l’hanno pagato le mamme lavoratrici, costrette a chiedere il congedo, e i ragazzi, “vittime di tutta una serie di ripercussioni psicologiche”. “Il fatto che il governo, a un anno dall’inizio dell’emergenza, non abbia trovato il modo di lasciare le scuole aperte dimostra incapacità e disinteresse totale per i minori”, denuncia. I ricoveri tra i più giovani a seguito della Dad, osserva, sono “drammaticamente aumentati. Interessa a qualcuno o dobbiamo chiudere gli occhi? La salute non dev’essere solo fisica, ma anche mentale”.

Il Movimento è organizzato in 70 comitati che da Nord a Sud raccolgono genitori, insegnanti, alunni. Alla mobilitazione di Priorità alla Scuola hanno già aderito i Cobas, ma si sta cercando di allargare la protesta alle altre sigle. E si guarda avanti: il 26 marzo il personale iscritto ai Cobas sciopererà per chiedere che i fondi del Recovery dedicati alla scuola siano usati per ridurre le classe pollaio, stabilizzare i precari, investire sull’edilizia.

 

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