Landini, leader della CGIL: sistema istruzione centrale per la ripresa del Paese

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“Un incontro importante perché siamo consapevoli che in questo momento storico così difficile per il nostro Paese abbiamo tutti la responsabilità di determinare un cambiamento e costruire delle prospettive. Nella scuola queste prospettive si costruiscono insieme ai lavoratori e alle lavoratrici, che rappresentano un valore e che nella fase della pandemia hanno dato un contributo fondamentale per rendere esigibile il diritto all’istruzione”. Così il segretario generale Maurizio Landini al termine dell’incontro di oggi tra i sindacati e il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

Per il leader della Cgil dobbiamo affrontare una “vera e propria emergenza educativa: dispersione scolastica, abbandoni, spopolamento delle aree interne, tanti giovani che non studiano e non sono in formazione (NEET), bassi livelli di istruzione tra gli adulti. La conoscenza e il sapere sono le condizioni per una vera lotta alle disuguaglianze. La pandemia – sottolinea – ha messo in evidenza vecchi problemi e arretratezze del nostro sistema, oltre a divari territoriali e differenze di possibilità di accesso”.

“Il sistema dell’istruzione – prosegue Landini – è centrale per la ripresa del Paese e per cogliere le sfide dell’innovazione, della transizione green, della digitalizzazione, e quindi per il lavoro. Next generation Eu, risorse europee ordinarie e risorse nazionali diventano strategiche per garantire oggi il diritto all’istruzione e alla formazione, un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti.

Infine, il segretario della Cgil aggiunge: “Condividiamo la proposta del Ministro Bianchi di arrivare, attraverso un serrato percorso di confronti tecnici, all’elaborazione del Patto per l’Istruzione e Formazione entro i primi di Aprile”.

Qui di seguito l’intervento integrale del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, all’incontro che si è tenuto quest’oggi, 16 marzo, tra il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e i sindacati

PATTO PER L’ISTRUZIONE E LA FORMAZIONE

Centralità del sistema di istruzione e formazione è una priorità per lo sviluppo sostenibile e per il lavoro e per la cittadinanza in un momento in cui registriamo una vera propria emergenza educativa: dispersione scolastica, abbandoni, spopolamento delle aree interne, tanti giovani che non studiano e non sono in formazione (NEET) bassi livelli di istruzione tra gli adulti.

La Pandemia ha messo in evidenza problemi vecchi e arretratezze del nostro sistema, oltre a divari territoriali e differenze di possibilità di accesso.

Il sistema dell’istruzione è inoltre centrale per affrontare le sfide della ripresa del Paese e per cogliere la sfida dell’innovazione, della transizione green, della digitalizzazione e quindi è per il lavoro.

Per questo Next generation, le risorse europee ordinarie e le risorse nazionali diventano strategiche per garantire oggi il diritto all’istruzione e alla formazione, che è diritto costituzionale e diritto individuale.

È importante quindi questo incontro e siamo consapevoli che in questo momento storico così difficile per il nostro Paese, abbiamo la responsabilità – tutti – di determinare un cambiamento e di costruire delle prospettive da costruire insieme ai lavoratori e alle lavoratrici della Scuola, un valore aggiunto nella fase della pandemia per il contributo fondamentale che hanno dato al fine di rendere esigibile il diritto all’istruzione.

Il primo tema che poniamo è come proseguiamo questo incontro e che strumento ci diamo: per quanto ci riguarda pensiamo che dobbiamo condividere fin da ora la cornice di fondo, affrontando alcuni temi che rappresentano l’emergenza e individuando questioni su cui rapidamente possiamo lavorare per giungere ad una condivisione.

Nel merito vediamo alcuni punti che vogliamo porre.

Rispondere all’emergenza

Non possiamo perdere tempo: occorre porre le basi per il prossimo anno scolastico e ciò significa accelerare tutte le procedure di avvio perché pensiamo occorra dare certezze e garantire lavoratori e studenti fin dal primo giorno di scuola. Ciò significa coprire tutti i posti in organico di diritto con assunzioni anche attraverso procedure semplificate, non solo per i docenti ma anche per gli Assistenti Amministrativi facenti funzioni Dsga; significa sbloccare la mobilità superando il vincolo quinquennale dei docenti e dei Dsga neo immessi in ruolo, modificare i vincoli della mobilità interregionale dei dirigenti scolastici e affrontare il tema dell’altissimo numero di precari sia Ata che docenti, molti dei quali su posti di sostegno per gli alunni disabili. L’obiettivo da perseguire è quello che al 1° settembre di ogni anno ogni classe abbia il suo docente, ogni scuola il suo Dirigente, ogni segreteria il suo DSGA e il suo personale Ammnistrativo Tecnico Ausiliario.

Occorre poi confermare l’organico straordinario cosiddetto “organico covid”, andando verso il suo consolidamento. È necessario completare rapidamente la partita dell’internalizzazione degli ex LSU e ex Appalti Storici, aumentando di 2.288 unità i posti di collaboratori scolastici in organico di diritto per scongiurare il licenziamento dei precari inseriti nelle graduatorie delle supplenze senza operare compensazioni di quote di organici tra province o regioni.

In questo senso, siamo anche disponibili a discutere per costruire un ponte verso il nuovo anno scolastico affrontando il tema del recupero e del potenziamento, riconoscendo su questo la titolarità della singola Scuola nella definizione delle scelte, utilizzando risorse aggiuntive sulla base delle necessità.

È necessario affrontare il tema della riduzione del numero degli alunni per classe che oltre agli effetti sulla qualità dell’insegnamento rappresenta anche un impedimento per garantire sicurezza e il necessario distanziamento.

Riteniamo poi necessario rivedere i protocolli sulla sicurezza e implementare il piano vaccinale per il personale della scuola, emergenza ormai non più differibile se si vuole ritornare alla scuola in presenza.

Investimenti e riforme

Le nostre priorità sono quelle di innalzare l’obbligo scolastico e ampliare il tempo scuola per contrastare l’abbandono scolastico.

Il tempo scuola è un fattore decisivo per recuperare ritardi e difficoltà sociali e culturali causati da differenze economiche e discriminazioni e per favorire il successo scolastico a tutti i ragazzi e la partecipazione anche degli adulti al patto formativo per tutta la vita.

Per questo è necessario:

  • estendere l’obbligo scolastico dai 3 a18 anni;
  • rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia;
  • estendere i servizi educativi per l’infanzia a partire dal Mezzogiorno del Paese;
  • ampliare il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado;
  • rafforzare i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) ed i corsi serali;
  • prevedere la figura dell’assistente tecnico a tutte le 5.400 scuole del Primo Ciclo.

Per tutto ciò è necessario rivedere le politiche sugli organici in direzione di un loro progressivo aumento, portando tutti i posti attualmente in organico di fatto, comprese le deroghe sul sostegno, in organico di diritto.

Reclutamento

Per questo deve essere sradicato in tempi brevi il lavoro precario, attraverso percorsi semplificati di stabilizzazione per chi ha maturato tre anni di servizio, secondo le prescrizioni dell’Unione Europea; occorre definire un nuovo sistema di reclutamento basato sulla formazione.

Orientamento

Diventa dunque fondamentale il ripensamento dell’orientamento scolastico a partire dalla scuola primaria, inteso come un orientamento allo studio e al lavoro attraverso un sistema strutturato che contrasti agli abbandoni ed alla dispersione scolastica, attraverso un rafforzamento dell’offerta formativa delle scuole e favorendo il raccordo con il territorio.

Istruzione tecnica e professionale

È necessario rafforzare gli istituti tecnici e professionali valorizzando le competenze professionalizzanti generali, in modo da consentire il raggiungimento di abilità adeguate. Serve orientare questi indirizzi verso capacità di elaborazione adeguate oltre che alla profonda innovazione digitale in atto in tutti i settori del mercato del lavoro e alle sfide della riconversione verde.

Istruzione tecnica superiore

Il nostro Paese ha bisogno di un grande sistema di formazione tecnica superiore fortemente finanziato e con regia e governance pubblica. È fondamentale però affrontare le criticità, in particolare il tema della programmazione regionale degli istituti per garantire una omogeneità territoriale contro la proliferazione di Fondazioni. Servono luoghi di concertazione stabili con le parti sociali sia a livello nazionale che regionale.

Per un sistema strutturato di Formazione permanente

Occorre definire un sistema strutturato di apprendimento permanente, a cui devono contribuire Istruzione e Formazione, al fine di garantire e rendere esigibile il diritto soggettivo ad un apprendimento permanente che punti sia ad innalzare conoscenze e competenze sia a contrastare una presenza assai consistente di analfabetismo funzionale e digitale.

A questo proposito tre sono le scelte strategiche per noi essenziali nella definizione di un sistema di apprendimento permanente:

  1. a) la centralità del sistema pubblico di istruzione degli adulti;
  2. b) la coerenza della formazione permanente e continua con le politiche del sistema di istruzione con specifico riferimento ai livelli di istruzione;
  3. c) politiche di sostegno all’esercizio del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, al mantenimento e all’elevamento dei propri livelli di istruzione, quale elemento ineludibile di emancipazione e di crescita culturale, umana e professionale.

Un’edilizia scolastica all’altezza dei tempi presenti

Si impongono la necessità e l’urgenza di un piano che garantisca entro limiti temporali certi, definiti e relativamente rapidi (max 5 anni, ove non si proceda a costruzioni ex novo), la ristrutturazione, la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico degli edifici scolastici.

Rivedere le dimensioni delle istituzioni scolastiche autonome

Ridimensionare i parametri numerici delle istituzioni scolastiche, fissando a 900 il numero massimo di alunni per ogni scuola. La pandemia ha dimostrato che scuole con dimensioni abnormi, ad esempio con più di 2000 alunni, non si possono gestire.

Sistema scolastico unitario e autonomia scolastica

Contro ogni spinta autonomistica e localistica va garantita la gestione unitaria del sistema scolastico, all’interno del quale si situa l’autonomia delle scuole come condizione per poter progettare e organizzare il piano educativo e didattico in relazione alle risorse disponibili e alle esigenze espresse dal territorio.

Il rinnovo del contratto

Il Patto per la Coesione Sociale sottoscritto tra Governo e Sindacati il 10 marzo scorso pone il tema del rinnovo del contratto nell’ambito dell’innovazione che riguarda il pubblico impiego.

È evidente che vi sono specificità e peculiarità del sistema scolastico: l’autonomia scolastica, la libertà di insegnamento e l’autonomia professionale.

Il rinnovo del contratto sarà quindi l’occasione per rispondere sul versante retributivo e sul versante normativo alla necessità di valorizzazione del personale scolastico: dirigenti, docenti, educatori e ATA.

Queste specificità vorremmo discuterle nella fase di predisposizione dell’atto di indirizzo che vedrà necessariamente coinvolto questo Ministero. Vi sono alcuni temi, come quello ad esempio della formazione in servizio, presenti anche nella bozza di Piano di Ripresa e Resilienza, che devono trovare coerenza nelle scelte contrattuali.

Per questo vorremmo ragionare di questa partita in modo sinergico rispetto alle scelte di investimento delle risorse europee.

Fonte: Ufficio Stampa CGIL Nazionale

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