Insegnante muore di Covid, dirigente scolastico finisce sotto inchiesta per omicidio colposo

l dirigente di un istituto scolastico toscano è finito sotto inchiesta con l’accusa di omicidio colposo per la morte di uno dei suoi docenti, spirato in ospedale dopo che gli era stata diagnosticata una polmonite da Covid-19. L’Inail si è attivata per verificare se esistono gli estremi per inserire il decesso dell’insegnante fra le morti sul lavoro e gli inquirenti stanno accertando se all’interno della scuola sono state applicate tutte le misure necessarie per evitare il contagio.

La vicenda risale al settembre scorso, con l’inizio del nuovo anno scolastico e la ripresa delle lezioni in presenza, ed è stata portata alla ribalta dalla segretaria generale della Cisl Scuola Maddalena Gissi durante una trasmissione televisiva: il preside, ricevuto l’avviso di garanzia, si è rivolto al sindacato. “E’ impensabile accusare un dirigente scolastico di aver favorito il contagio – ha dichiarato Gissi – Serve un intervento normativo, non si possono addossare ai presidi le colpe di tutto ciò che accade nei loro istituti”.

“Quando il contagio da coronavirus si verifica sul luogo di lavoro – spiega Alessandro Artini, presidente toscano dell’Associazione nazionale presidi a Il Tirreno – viene trattato come un infortunio, e non come malattia professionale. La conseguenza? Una potenziale responsabilità del datore di lavoro che può essere anche di rilevanza penale. In sostanza, questo accade nell’ipotesi in cui risulti che i dipendenti si siano contagiati in ambito professionale. Ecco che, allora, possa verificarsi una responsabilità del datore di lavoro per i reati di lesioni colpose o, nei casi estremi, per quello di omicidio colposo”.
E, secondo quanto spiegato da Artini, spetta poi al datore di lavoro – in questo caso al dirigente scolastico – l’onore della prova: dimostrare che non ci sia il nesso di causalità tra il contagio da Covid-19 e il luogo di lavoro. «Nel caso della scuola, il dirigente dovrà dimostrare che sono stati applicati in modo corretto tutti i protocolli per evitare che il contagio si diffondesse», precisa.

Ma il caso, ora, fa tremare il mondo della scuola perché il precedente potrebbe rappresentare un caso non di poco conto. “Da tempo – conclude il preside Artini – stiamo chiedendo, in questi casi, uno scudo penale o un’attenuazione della legge. I dirigenti scolastici, fin dall’inizio dell’emergenza, sono stati sottoposti a un grado di tensione molto elevato. I presidi sono stati spremuti di lavoro, messi di fronte a scelte difficili da prendere. Già la scelta di tenere aperte le scuole ci ha fatto assumere dei rischi. Ma, d’altra parte, questo è il nostro compito. Quello che chiediamo è di non considerare un dirigente scolastico colpevole se, nella sua scuola, si è verificato uno, o più, contagi, se applica il protocollo alla lettera. La scuola è già stata fin troppo messa sotto pressione nell’ultimo anno e mezzo”.

 

 

 

 

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