Covid, le scuole sono focolai? Il MIUR svela i dati: “65mila contagi”

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Covid, le scuole sono focolai? Il ministero ha risposto all’istanza di accesso di Wired, fornendo i primi numeri ufficiali sui contagi tra studenti e docenti, aggiornati al 31 ottobre. Più colpite le scuole delle province di Cuneo, Varese, Monza Massa-Carrara, Pisa, Terni e Isernia.

Ma in rapporto ai contagi della popolazione generale, i numeri più alti si registrano in Umbria con una incidenza nella media in Liguria e minima in Campania, Veneto e Friuli. Mentre il braccio di ferro sulla riapertura delle scuole divide e impegna il governo, lo scorso fine settimana ha registrato una netta ripresa dello shopping e dei centri commerciali.

All’indomani, la domanda sorge spontanea e circola sui social: possibile che tutto questo sia permesso, quando a milioni di studenti è impedito di andare a scuola?

Possibile che l’ambiente scolastico sia tanto più pericoloso, in termini di contagi, rispetto a quello di un centro commerciale nel periodo natalizio?

Possibile che si debba pensare, per il rientro a scuola, a misure come i turni pomeridiani e perfino domenicali, mentre si allungano le file fuori dai negozi e nelle strade e le piazze dello shopping?

Il numero di contagi è evidente: con 65mila casi nelle scuole è difficile dare una spiegazione, soprattutto quando sono gli stessi giovani a chieder conto e manifestare il proprio bisogno e il proprio diritto di rientrare in classe.

A fornire qualche elemento numerico, arrivano i dati sui contagi nelle scuole, a lungo richiesti e infine ottenuti: il ministero dell’Istruzione ha infatti risposto al Foia, l’istanza di accesso generalizzato, presentato dalla rivista lo scorso 30 ottobre. In base ai dati trasmessi, al 31 ottobre i casi positivi nella popolazione scolastica di elementari, medie e superiori sono stati in tutto 64.980, tra studenti e lavoratori.

Osservando la mappa rielaborata da Wired sull’incidenza del contagio nelle scuole possiamo vedere che le province dove il dato è più alto sono quelle di Cuneo, Varese, Monza e Brianza, Massa Carrara, Pisa, Arezzo, Perugia, Terni ed Isernia, dove si sono verificati circa 20 casi di positività ogni mille persone (studenti e docenti). La situazione migliora raggiungendo un numero tra i 10 e i 15 casi nelle province di Torino, Vercelli, Biella, Macerata, Firenze, Pistoia, L’Aquila e Oristano.

Il resto del territorio, invece, ha un numero di casi sempre rispetto a mille persone, inferiore a 10. L’incidenza – spiega Wired – è inferiore negli istituti scolastici in Campania, che ha chiuso le scuole a più riprese, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. Hanno invece un’incidenza simile dentro e fuori dalle aule l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Liguria. Nel resto del Paese, invece, l’incidenza in classe è più alta che nella popolazione generale.

Allegato alle mappe c’è anche un documento con 2.459 Comuni dove si sono registrati casi di infezione nel primo e nel secondo ciclo. Nel primo caso, per quanto riguarda elementari e medie, la classifica dei primi dieci riguarda le città di Roma (2850); Milano (1202); Torino (647); Genova (513); Napoli (355); Monza (334); Perugia (322); Palermo (302); Firenze(235) e Catania (204). Mentre per le superiori la lista delle prime dieci è così composta: Roma (1967); Milano (1332); Torino (645); Firenze (599); Genova (421); Napoli (388); Monza (215); Perugia (229); Palermo (232) e Catania (107).

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