Bianchi avvia gli incontri con i sindacati, presto si parlerà di contratto: 100 euro netti a lavoratore

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Dopo l’incontro della scorsa settimana con il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, e il Patto sottoscritto anche con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, stamane le confederazioni del pubblico impiego hanno avviato il confronto con il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per siglare un patto su istruzione e formazione: si è parlato, tra le altre cose, dell’organico dei docenti del prossimo anno scolastico, per il quale Anief si aspetta la conferma dei 60 mila docenti Covid e la loro collocazione in organico di diritto, la cancellazione dell’organico di fatto e un incremento di cattedre per affrontare l’emergenza pandemica e cancellare una volta per tutte le classi pollaio.

Il ministro, pur rispettando ovviamente il ruolo che hanno l’ARAN e i sindacati su questo argomento, ha tenuto ad evidenziare come il rinnovo del contratto sia un tema sempre più fondamentale per assicurare la dignità delle persone che lavorano nella scuola: peccato che qualcuno paventi aumenti inferiori rivolti proprio a chi lavora nella scuola, poiché vi sarebbe da coprire la perequazione. Una ipotesi che non trova fondamento nei calcoli del giovane sindacato.

“Poiché l’elemento perequativo è aggiuntivo e strutturale rispetto all’aumento contrattuale, significa che col rinnovo del Ccnl si avranno 150 euro lordi medi, quindi 100 euro nette a lavoratore”, sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, che non comprende i motivi del trattamento peggiorativo che verrebbe riservato a docenti e Ata della scuola.

Poi il sindacalista aggiunge: “Se è vero che il passaggio dal 3,48% del precedente rinnovo all’attuale 4,07% è positivo ma non può bastare a recuperare 14 punti di inflazione persi, è anche vero che non condividiamo la teoria di chi ipotizza 20 euro medi in meno da assegnare al dipendente della scuola. Riteniamo che l’aumento, da sottoscrivere pure con le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria, debba essere almeno lo stesso degli altri statali. Ricordiamo che i compensi annui di chi lavora nelle nostre scuole sono 10 mila euro annui più bassi rispetto a quelli della media Ue. Per questo va adottato il principio del salario minimo, assieme alla diaria giornaliera di 10 euro per quel rischio biologico accertato scientificamente e che il Covid19 ha messo ancora più a nudo. In generale – ha detto Pacifico – il rinnovo del contratto dovrà prevedere una formazione ripensata come attività lavorativa, intesa come opportunità e non certo un costo”.

Parte il confronto con il rinnovato ministero dell’Istruzione, ora sotto la guida del Governo Draghi. Si inizia con la bozza di decreto sull’organico dei docenti. Organici sui quali il sindacato chiede non solo una conferma dell’attuale assetto, ma anche l’indispensabile incremento considerando la necessità di salvaguardare la sicurezza (anche alla luce della perdurante pandemia) aumentando gli spazi scolastici e abbattendo il numero di alunni per classi, che quindi avranno bisogno di un maggior numero di insegnanti.

A breve, il dialogo amministrazione-sindacati si sposterà sul rinnovo del contratto. Sul tema, che riguarda tutti i dipendenti dello Stato, quindi ci si rifà ancora più direttamente alla Funzione Pubblica, si sono scritte tante cose. Anche che “nella Smorfia della scuola il rinnovo fa 90”.

COSA PROPONE IL SINDACATO

Per il rinnovo del contratto della scuola, il sindacato si aspetta una proposta complessiva, compresa la perequazione da annullare una volta per tutte, pari a 150 euro lordi. Anief ritiene infatti che i 107 euro di aumento medio previsto per i dipendenti pubblici non possano poi tradursi in una cifra inferiore per i lavoratori della scuola. Si raggiungerebbe l’assurdo che chi lavora al servizio dello Stato come docente e Ata già guadagna meno della media della P.A., anche tra il personale docente, fermo a 30 mila euro lordi, andrebbe a percepire gli aumenti stipendiali più bassi di altri comparti pubblici: 1,8 miliardi di euro di aumento assicurati alla scuola, numeri alla mano, rappresentano una somma non molto distante dai 107 euro previsti per gli altri dipendenti pubblici.

Per questi motivi, il giovane sindacato ribadirà ai tavoli di confronto con l’amministrazione che occorrono finanziamenti diretti e il sovvenzionamento definitivo della perequazione, anche sulle indennità specifiche, come l’alto rischio biologico, confermato dai tanti casi di burnout, invece mai considerato per i lavoratori della scuola, a differenza ad esempio da quelli che operano nel campo sanitario. Anief ricorda che si tratta di incrementi che si dovranno sommare al ripristino dello scaglione del terzo anno, al recupero della validità dell’anno 2011 e del servizio totale pre-ruolo, anche quando svolto in scuole non statali. Una circostanza inevitabile che poggia anche sulla storica sentenza europea Mascolo del 26 novembre del 2014.

L’IPOTESI DI TAGLIO AL PERSONALE DELLA SCUOLA

Per Il Sole 24 Ore, invece, “l’aumento medio che spetterebbe ai circa 850mila docenti italiani (precari inclusi) in virtù del nuovo Ccnl 2019-2021 del comparto Istruzione e ricerca, disegnato dal ministro della Pa, Renato Brunetta”, non andrebbe oltre “50-55 euro netti in busta paga”. Dai circa 107 euro lordi medi a lavoratore mensili previsti per il pubblico impiego, continua il quotidiano economico, andrebbero sottratti “i 575 milioni utilizzati per pagare l’indennità di vacanza contrattuale, l’elemento perequativo (risulta coinvolto circa il 40% del personale, soprattutto della scuola), e i trattamenti accessori del personale militare e di polizia e vigili del fuoco”.

Sempre per Il Sole 24 Ore “in totale, all’istruzione dovrebbero andare 1,7-1,8 miliardi, che garantirebbero – al netto di eventuali risorse aggiuntive – circa 87 euro di incremento medio loro mensile, compreso l’elemento perequativo da 11,50 euro medi previsto dal precedente Ccnl 2016-2018 firmato Valeria Fedeli. In quel caso erano stati garantiti ai prof aumenti retributivi medi di 96 euro lordi al mese (da 80,40 euro minimi a 110 massimi, in base ad anzianità e grado di scuola)”.

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