Attività estive sono un bene se progettate in autonomia dalle scuole. Ora programmare la conclusione dell’anno scolastico

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L’idea del Ministro dell’Istruzione Bianchi di promuovere laboratori estivi non obbligatori nelle scuole di ogni ordine e grado, appare una iniziativa di sicuro interesse. In particolare la proposta prevede che l’eventuale attivazione dei laboratori sarà deliberata dalle scuole, la partecipazione dei docenti sarà su base volontaria con risorse aggiuntive (ad esempio le risorse PON o nuove risorse nazionali), il coinvolgimento delle associazioni di volontariato avverrà all’interno della progettualità e degli obiettivi educativi definiti dalle scuole.

In molti casi si tratta di esperienze già viste nella scuola italiana. Per la FLC sarà comunque dirimente, per la buona riuscita dei laboratori, salvaguardare l’autonomia e la centralità progettuale delle scuole e la volontarietà di adesione al progetto del personale scolastico.

Convincenti ci appaiono anche le finalità: consentire alle istituzioni scolastiche di contrastare subito le differenze ampliatesi nel periodo dell’emergenza sanitaria, non aggravare il fenomeno della dispersione scolastica, recuperare la dimensione fisica e corporea dello stare insieme, offrendo anche nuovi stimoli artistici e culturali.

Tuttavia questa iniziativa, non ci deve far dimenticare come da alcune settimane, per la gran parte degli studenti della scuola italiana, l’attività didattica si stia svolgendo a distanza a fronte dell’aumento del contagio determinato dalle varianti del virus.

Come FLC CGIL abbiamo condiviso il fatto che tale scelta sia stata operata a livello nazionale, ma ora è il momento di decidere e programmare cosa fare nell’ultimo scorcio dell’anno scolastico nel caso la situazione epidemiologica dovesse registrare auspicabili e significativi miglioramenti. L’obiettivo deve essere quello di riprendere progressivamente in presenza e in sicurezza le attività didattiche, mantenendo una regia nazionale degli interventi.

Non è più tollerabile che il Protocollo di sicurezza sia fermo ad agosto 2020 senza alcun aggiornamento e tenuto conto della situazione profondamente diversa rispetto al momento in cui è stato sottoscritto. Per questo ne chiediamo profonde modifiche alla luce sia del quadro epidemiologico nazionale che della maggiore conoscenza del virus in campo scientifico.

Come abbiamo segnalato da mesi, è necessario attivare un monitoraggio continuo e azioni di screening diffuse e quotidiane su chi opera e studia nella scuola, senza trascurare l’obbligo di effettuare tamponi rapidi per chiunque altro vi acceda dall’esterno. Ribadiamo che salvaguardare l’equilibrio tra il diritto alla salute pubblica e il diritto all’istruzione per tutti non può che fondarsi sull’analisi di dati certificati.

Occorre prevedere coordinamenti regionali dei tavoli sui trasporti provinciali, con la partecipazione anche delle parti sociali, al fine di armonizzare la funzionalità dei trasporti con l’organizzazione delle attività didattiche nel secondo ciclo.

Chiediamo chiarezza assoluta e una campagna di informazione straordinaria sui vaccini. Senza di essa si rischia di compromettere la vaccinazione diffusa, unico vero strumento in grado di interrompere la pandemia.

Ma, soprattutto, occorre pensare nuovi modelli pedagogici e didattici, modalità organizzative flessibili e funzionali, organici, spazi e materiali tali da consentire in tutte le fasi della vita scolastica esperienze di apprendimento e di crescita significative, a partire già dal prossimo anno scolastico dall’ estensione del tempo scuola e dalla riduzione del numero di alunni per classe/sezione, elementi che devono diventare punti di forza delle scelte di politica scolastica, in particolare a beneficio delle aree più deboli, quelle dove la dispersione scolastica tocca le cifre più allarmanti.

Per questo, insieme alle iniziative estive, è necessario fornire risposte rapide e concrete a tutta la comunità educativa sulla conclusione dell’anno scolastico: non sono più ammissibili nè improvvisazione, nè immobilismo, nè derive localistiche e, con un pensiero a medio e lungo termine, progettare un’autentica e radicale qualificazione del sistema scolastico.

Fonte: comunicato stampa Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL Nazionale

 

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